carenza vitamina D

Dr. E. J. Williams

 

L’importanza della Vitamina D

L’esposizione solare attiva un processo in due fasi che genera vitamina D3 (colecalciferolo), una vitamina essenziale per la nostra salute. Il secondo passo nella sintesi della vitamina D avviene nel fegato, dove viene prodotto il 25(OH)D, un metabolita del colecalciferolo.

E’ proprio il 25(OH)D la forma in cui la vitamina D viene misurata con le analisi del sangue e il miglior indicatore del livello complessivo di vitamina D. Alla fine, questa arriva ai reni dove diventa 1,25-diidrossicolecalciferolo (calcitriolo). Anche questa forma può essere misurata con un’analisi del sangue, ma viene usata principalmente per valutare lo stato paratiroideo.

vitamina D3 trasformazione

Per ottenere sufficiente vitamina D dalla luce solare, c’è bisogno di esporsi per circa 1500 ore nel periodo che va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando il sole è più forte. Tuttavia, la luce solare da sola non basta a fornire sufficienti quantità di vitamina D3. Anche in parti del mondo molto soleggiate i livelli di vitamina D, quando misurati, risultano bassi.

Una ricerca del 2012 ha rilevato che almeno un terzo della popolazione adulta australiana è carente di vitamina D. Un altro studio ha scoperto che più del 70% degli indiani adulti ha basso un livello di vitamina D. Uno studio condotto su vegetariani in Pakistan ha trovato bassi livelli di vitamina D anche nei residenti delle aree rurali che passavano molto tempo al sole.

Ma se la maggior parte delle persone, anche nei paesi caldi, non ottiene abbastanza vitamina D, i vegetariani se la cavano meglio o peggio?

 

La Carenza di Vitamina D

L’alimentazione vegetariana è sempre più popolare nel mondo occidentale. Recenti stime suggeriscono che almeno il 5% della popolazione segua una dieta vegetariana, e che questa percentuale sia in crescita.

Forme più estreme di vegetarianesimo come il crudismo vegan si stanno diffondendo in molti centri urbani come Austin, Miami, Santa Monica e anche New York. Il vegetarianesimo viene visto come uno stile di vita più salutare poiché i vegetariani hanno un minor rischio di malattie croniche rispetto al resto della popolazione. Il vegetarianesimo è anche considerato più rispettoso verso l’ambiente.

Data la crescente popolarità dell’esclusione dei prodotti animali dalla dieta, i ricercatori hanno cominciato a studiare i vegetariani nel mondo per scoprire se ottengono sufficiente vitamina D.

Oltre il 50% della popolazione mondiale non ne ha abbastanza. Gli esperti di salute sanno che la carenza di vitamina D è un problema generale, che però potrebbe essere ancor più significativo per vegani e vegetariani.

I monaci ortodossi del monte Athos in Grecia seguono una dieta semplice a base vegetale e digiunano frequentemente. I ricercatori li hanno trovati in salute, con un indice di massa corporea ottimale e quasi nessun problema cardiovascolare, né segni di insulino-resistenza, ma con una profonda carenza di vitamina D. Il loro livello medio di vitamina D era circa 8.8 ng/mL, un valore eccezionalmente basso.

In una ricerca del 2009 sui vegetariani della comunità avventista del settimo giorno, il consumo di vitamina D era di circa il 40% inferiore all’apporto consigliato. In una dieta vegetariana tipica, la vitamina D naturale si trova in quantità minime. Un’integrazione di vitamina D3 è consigliabile. Secondo lo studio sugli avventisti, la RDA giornaliera per la vitamina D3 di 400 UI è però insufficiente per aumentare i livelli di vitamina D nel sangue. La nuova raccomandazione è di 1000 UI al giorno. Ma è abbastanza per coloro che seguono una dieta a base vegetale?

Uno studio del 2012 pubblicato dall’European Journal of Clinical Nutrition ha rilevato nei vegani livelli minori di 25(OH)D rispetto agli onnivori, anche se lo status della vitamina D era basso anche tra i non vegetariani.

I funghi e le alghe producono vitamina D2 (ergocalciferolo). Anche se gli integratori di vitamina D2 possono essere utili, una ricerca del 2013 ha rilevato che assumere un integratore di vitamina D3 è più efficace nel sostenere i livelli di 25(OH)D, rispetto a uno di D2: è quasi due volte più efficace nell’aumentare i livelli, quando sono bassi.

Tra i miei pazienti vegetariani e vegani che non assumono integratori, il 25(OH)D solitamente è sotto i 30 ng/mL. Il range di riferimento per le analisi è di 30-100 ng/mL. Anche coloro che risiedono in posti come Hawaii, California del sud, e Florida meridionale hanno livelli di vitamina D bassi.

I miei dati clinici concordano con quelli delle ricerche: i vegani tendono ad avere i livelli di vitamina D più bassi, ma anche i non-vegetariani che non assumono integratori hanno livelli inferiori al range desiderabile. Coloro che assumono integratori di vitamina D3 o che mangiano molto pesce d’acqua fredda hanno livelli migliori.

Ho testato la vitamina D anche tra gli indigeni peruviani delle Ande che passano la maggior parte del proprio tempo all’aria aperta. Anche i loro livelli di vitamina D tendono ad essere bassi. Uno studio sugli ecuadoriani andini ha rilevato un’insufficienza di vitamina D in più dell’80% dei bambini.  Non si sa ancora bene perché, ma l’altitudine, anche in climi tropicali, non sembra migliorare lo status della vitamina D.

 

Fattori di rischio per la carenza di vitamina D

  • Condizioni ambientali: latitudine e altitudine, inquinamento, cielo coperto
  • Abbigliamento: abiti coprenti
  • Creme solari
  • Allattamento: il latte umano contiene poca vitamina D
  • Carnagione scura
  • Variazioni genetiche
  • Età: le persone più anziane hanno una ridotta capacità di sintetizzare vitamina D
  • Disturbi cronici ai reni o al fegato
  • Malassorbimento dei grassi
  • Malattie infiammatorie dell’intestino come il morbo di Crohn
  • Obesità: la vitamina D viene intrappolata nel tessuto adiposo
  • Carenza di magnesio
  • Vegetarianesimo

I vegani sono particolarmente suscettibili a una carenza di vitamina D. Sono più suscettibili anche coloro che passano molto tempo in ambienti chiusi, che vivono in regioni nuvolose, e che proteggono il proprio corpo con abiti coprenti o protezioni solari.

Data l’importanza della vitamina D per la salute, consiglio a tutti di fare un’analisi per controllare il proprio livello di 25(OH)D, in modo da avere un valore di riferimento.

livelli clinici carenza

Consiglio anche almeno due ore di esposizione solare giornaliera, oltre al consumo di fonti alimentari di vitamina D come pesce e uova almeno due volte la settimana, e a un integratore di vitamina D3 ogni giorno. Per i vegetariani, consiglio una combinazione di luce solare e integrazione di vitamina D3.

Occorrono diversi mesi per aumentare il proprio livello di vitamina D. Comincia con 2000 UI di vitamina D3 ogni giorno. Se preferisci la D2, comincia con 2400 UI giornaliere. Dopo tre mesi, controlla nuovamente il tuo livello di 25(OH)D. Mira ad arrivare almeno a 55 ng/mL. Aumenta il dosaggio, se necessario, fino a 5000 UI giornaliere. Ai miei pazienti, raccomando un target di 70 ng/mL.

La tossicità della vitamina D è rara. Ho vissuto un inverno con i siberiani Yubik sul mare di Bering. Mangiavano grandi quantità di fegato di tricheco e di orso polare, e non ho mai rilevato alcun caso di intossicazione da vitamina D. Tuttavia, alcune persone hanno un’ipersensibilità alla vitamina D, che può far aumentare i livelli di calcio nel sangue. Se sospetti di averla, controlla anche i tuoi livelli di calcio e di ormone paratiroideo.

 

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